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Parchi e riserve

Il Gruppo Del Pollino ed il Parco Nazionale

" Nitidamente stagliate nella luce del mattino, queste stupende montagne sembrano fondersi, al tramonto, in una nebbia di ametista". (N. Douglas)

Circa 100.000 ettari è a parte del territorio calabrese inclusa nel Parco Nazionale del Pollino che comprende sia il Massiccio del Pollino che il gruppo di montagne del’Orsomarso.

Saranno le sagome attorcigliate dei millenari pini loricati, o i fattezze quasi asiatiche che la montagna acquista digradando verso il mar Ionio, quando pareti inattese interrompono i dolci declivi coltivati, certo è che il Pollino non si può facilmente dimenticare.

Inerpicandosi lungo uno dei tanti itinerari che servivano un tempo a pastori, contadini e boscaioli, per risalire verso le terre alte del Pollino, pare di trovarsi in una regione esotica. Se poi, la buona sorte consente di udire il sibilo delle grandi ali di un’aquila reale che tagliano il vento, il quadro è completo. A renderlo perfetto è, come già detto, un ultimo elemento, il pino loricato, simbolo di queste montagne, possente conifera, il cui nome deriva dall’inconfondibile disegno della corteccia, che evoca le corazze dei soldati romani. Meravigliosamente adattabile, viene infatti modellato dalla furia degli elementi in forme bizzarre e diversissime, tanto che ogni esemplare rappresenta un’opera unica ed esclusiva.

Nel settore orientale del Pollino si ergono le “timpe”, maestosi monti di roccia, che assumono la forma di infiniti triedri, di obliqui baluardi, di colossali onde pietrificate, ai cui piedi scorrono torrenti impetuosi come il Raganello, la cui furia erosiva ha scavato nei millenni canyon racchiusi tra alte pareti di roccia.
E come per incanto, oltre il crinale principale del massiccio si apre la visione senza tempo dei Piani di Pollino, dolci ondulazioni picchiettate dai depositi morenici e attorniate dalle cime più elevate del massiccio. Ma la travagliata storia geologica del Pollino ha lasciato altre curiose testimonianze, come i Monoliti di Pietra Campana nell’alta valle dell’Argentino e del Torrione dell’Uomo Lungo nel paese di Orsomarso, il grande buco della Pietra Portusata e la cosiddetta Tavola dei briganti ai piedi dell’alpestre rilievo di Montea.

La Sila ed il Parco Nazionale

"Se non fosse per la mancanza dell’erica, qui il viaggiatore potrebbe credere di essere in Iscozia". (N. Douglas)

Ben diversa da quella del Pollino, la struttura geologica della Sila è granitico- cristallina, risultato  di un’orogenesi ben più antica.

Tre sono le denominazioni che assume seguendo una distinzione territoriale. Sila grande, posta al centro del massiccio, comprende i centri più popolosi e attivi del’altipiano ed i centri turistici più noti di Camigliatello e Lorica. Sila greca che si stende verso il mar Ionio e comprende la maggioranza dei centri albanesi e ricorda nel nome le migrazioni ricevute di antichi coloni greci e, successivamente, di albanesi. Sila piccola, posta più a sud nelle province di Catanzaro e Crotone, comprende l’area del Gariglione e del lago Ampollino ed i centri turistici di Villaggio Mancuso, Buturo, Soveria Mannelli e Villaggio Palumbo.

Cuore della Calabria, è un altopiano punteggiato di laghi circondati da fitte foreste, solcato da limpidi torrenti che scorrono tra dolci ondulazioni, dove si dimentica di essere solo a un’ora dal mare. Situato nella parte più continentale della penisola calabrese, ha una morfologia che rende i suoi confini chiaramente individuabili: l’istmo di Catanzaro a sud, la costa ionica ad est, la piana di Sibari a nord e la valle del fiume Crati  a ovest.

L’isolamento geografico crea le condizioni per un clima continentale, che durante la stagione invernale regala abbondanti nevicate e alcune volte giunge addirittura a far gelare la superficie dei laghi. E sono proprio i laghi uno degli elementi che caratterizzano l’altopiano silano: realizzati convogliando i corsi di alcuni torrenti nelle ampie conche fluviali dell’area quaternaria, l’Arvo, l’Ampollino, il Cècita, il lago del Passante e quello di Ariamacina, oltre a costituire una peculiarità delpaesaggio, rappresentano una importante riserva di energia elettrica e di acqua per usi irrigui e potabili.

Altro elemento tipico della Sila sono i boschi. Il nome stesso (“Hyle” in greco e poi “Silvia” in latino) stava a indicare la primordiale selva brutia che in epoca antica ricopriva ininterrottamente i monti della Calabria. Dalle foreste della Sila provenivano infatti i legni pregiati che per secoli i papi richiesero per i tetti delle basiliche patriarcali e i sovrani per le loro flotte. L’estrazione della resina dai pini era un’attività che dai tempi dei romani proseguì sino agli inizi del XX secolo, tanto che su alcuni tronchi sono tuttora visibili le incisioni a lisca di  pesce per la raccolta di tale materia. Mentre le vaste radure in basso formano estesi prati adibiti a pascolo, sulle lture si stende il pino laricio (Pinus laricio). Sono presenti anche l’ontano nero, il cerro, il pioppo tremulo e altre latifoglie.

Estesi sono i boschi di castagno, soprattutto nei monti Reventino e Mancuso dove rappresentano ancora una voce importante dell’economia locale, ma merita una visita soprattutto il bosco di Cozzo dl Pesco, tra Rossano e Longobucco, costituito da castagni secolari di suggestiva bellezza.

Fonte di secolari sapori naturali, la Sila è conosciuta anche per la cospicua presenza di funghi porcini, che ha consentito la nascita di numerose aziende di trasformazione che esportano i loro prodotti in tutto il mondo.

Le Serre

"…E mi sembrava che in questo tempio non eretto da mani umani risiedesse una magia più naturale e più sacra, che non negli ambulacri dei chiostri poco lontani". (N. Douglas)

Il nome deriverebbe dalla radice ebraica “ser” che in dica semplicemente i monti.

Geologicamente hanno soprattutto natura cristallina e sedimentaria con l’eccezione, singolare, del monte Mammicomito e del monte Consolino, i cui imponenti bastioni calcarei incombono sui paesi di Stilo, Bivongi e Pazzano. Altra particolarità sono gli isolati ammassi granitici che spuntano dal fitto della foresta come a Monte Pietra del Caricatore o gli aridi calanchi argillosi del versante jonico.

Poste tra la Sila a nord e l’Aspromonte a sud, le Serre sono costituite da due opposte e poco elevate catene montuose che si snodano in modo quasi parallelo. Tra le due catene si aprono estese valli montane, testimonianza di laghi antichissimi. Nella pi ampia di esse, intorno alla fine dell’XI secolo, Bruno di Colonia fondò la famosa Certosa grazie alle estese foreste ricevute in dono dal re normanno Ruggero I d’Altavilla. E sempre alle foreste è legata l’importanza di alcuni centri minerari che ebbero il massimo sviluppo durante il Regno di Napoli: nei paesi di Bivongi, Stilo, Pazzano, Mongiana insediarono ferriere che dai boschi traevano legname necessario ad alimentare i forni di fusione.

L’ambiente ameno delle vallate centrali lascia il posto, sul versante orientale, a corsi d’acqua di cospicua portata. Questi, nel tratto più alto, scorrono in strette gole ammantate da fitta vegetazione, dando vita a numerose cascate. La più nota è quella del Marmarico, nel comune di Bivongi, che fa un salto di oltre 90 metri tra pareti di roccia granitica. Nel tratto prossimo alla foce invece si allargano in letti ampi e colmi di ciottoli e sabbia..

Ma l’aspetto che meglio contraddistingue le Serre dagli altri gruppi montani calabresi è la presenza parecchio diffusa dell’abete bianco, che forma boschi puri come quello dell’Archiforo o di Santa Maria tra Serra San Bruno e Mongiana con esemplari maestosi.

Il Massiccio dell’Aspromonte ed il Parco Nazionale

"Il senso di mistero e di solitudine di queste scene, la profonda solitudine di queste montagne, sono tali che né a penna né la matita possono descrivere". (E. Lear)

In quest’ultimo lembo della penisola la natura è singolare, per il forte contrasto tra la montagna e il mare che la circonda quasi fosse un’isola. Vi sono quindi ambienti montani e tratti alpini, ma assai prossimi alla costa. Facilmente raggiungibile da Reggio Calabria, da Bagnara, da Bovalino e da altri centri litoranei, il massiccio ha in Gambarie d’Aspromonte l’insediamento più elevato; sede del Parco Nazionale, gode anche di buoni alberghi che ne fanno una delle principali basi per escursioni nel massiccio.

L’impalcatura orografica dell’Aspromonte, la cui forma può richiamare alla mente  quella di un cono, è fortemente incisa dalle fiumare, corsi d’acqua a regime torrentizio e senza sorgente, che hanno una notevole capacità di erosione. La parte più vicina alla foce è un’ampia distesa di sabbia, ciottoli e ghiaia calcinata dal sole, mentre più a monte la furia delle acque invernali, che scorrono in gole anguste, ha creato profondi valloni. Sono questi veri e propri canyon, che racchiudono aree selvagge e ancora integre.

La vegetazione nelle pendici costituita da agrumeti segue con oliveti, mandorleti e vigneti che cedono il posto, via via, alla macchia mediterranea, dominata da antichi castagneti, faggeti e lunghi filari di pioppi tremuli chiamati in dialetto “ candilisi” per la lunghezza e la linearità del tronco, che li rende simili ad una lunga candela. La fauna vede presente la rara aquila del Bonelli, il gufo reale, il falco pellegrino, il lupo, la volpe, cinghiali e molte altre specie di piccoli animali: la lepre, il riccio, il ghiro e lo scoiattolo.

Approfondimenti

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