Archeologia industriale
Nella vallata del fiume Stilaro, nella quale insistono i centri urbani di Bivongi, Pazzano e Stilo, ed in parte del territorio montano delle Serre Calabre, con il comune di Mongiana, Fabrizia, Guardavalle, Spadola e Cardinale, per oltre 2000 anni hanno “operato” una moltitudine di popolazioni che oltre a dotare il comprensorio di interessanti monumenti legati a vari aspetti colturali, hanno disseminato l’intero comprensorio di una cospicua presenza di resti materiali legati alle attività produttive “industriali”, imperniate principalmente sulla siderurgia e sulla metallurgia (miniere, ferrerie, fonderie, villaggi minerari, ecc..).
Queste attività, erano favorite dalla ricchezza mineraria del sottosuolo e dalle ideali condizioni morfologiche e idriche, che consentivano la trasformazione e la lavorazione in loco dei minerali e dei metalli.
Questo comprensorio che si estende dal mare Jonio sino alle Serre Calabre, si colloca ai nostri giorni, tra le pochissime realtà territoriali italiane in cui, in una ben circoscritta area, si conservano molte testimonianze monumentali ed archeologiche, che sin dal tempo dei Fenici, giungono fino agli anni cinquanta del secolo appena trascorso. Molti sono ancora oggi i toponimi che ricordano l’antica vocazione del comprensorio dello Stilaro: Camini, Bivongi, Forno, Argentera, Argastili, Argalia, ecc..
I primi a sfruttare le risorse minerarie della Vallata dello Stilaro, furono le popolazioni indigene in piena età del ferro ed in seguito, intorno al VIII sec. a.C., i Greci, che sicuramente a conoscenza delle risorse minerarie presenti nella vallata, fondarono sulla costa ionica, nei pressi della foce del fiume Assi, la città di Kaulon. I Greci, ben presto, si relazionarono con gli indigeni, che controllavano l’entroterra, e da questi, in cambio di manufatti, ottenevano le materie prime necessarie alla sopravvivenza del nuovo insediamento (legna, galena, limonite, sale, ecc..).
I romani nel conquistare la Calabria, istituirono nei pressi di Pazzano e Stilo, per sfruttare al meglio le miniere di ferro, una colonia penale per i “damnati ad metalla”.
I Bizantini, continuarono lo sfruttamento minerario, greco-romano, e costruirono alcune ferrerie.
Si deve, infine, giungere ai Normanni per avere notizie più dettagliate in merito alle attività siderurgiche e minerarie dell’area dello Stilaro. E’, infatti, di Ruggero il Normanno la donazione ai Certosini di San Bruno, di beni e di terre presenti nell’area della vallata. “…concedo pro eandem Ecclesia in dotem Domino Patri Brunoni, (Certosa di San Bruno)…molendinis, mineris aeri set ferri, e omnium metallorum…”.
In seguito, indistintamente tutte le altre dinastie che si succedettero alla guida della Calabria: Svevi, Aragonesi, Spagnoli, austriaci, Francesi, Borbone, meno che gli ultimi, i Savoia, trovarono utile e vantaggioso sfruttare le risorse minerarie della vallato dello Stilaro, lasciando di conseguenza sul territorio i “segni” di queste loro intense attività “industriali” (miniere, fonderie, ferrerie, fabbriche d’armi, villaggi, laverie, ecc..).
Il polo siderurgico Calabrese, ha attirato nei sec. XVI-XVII-XIX, nella vallata dello Stilaro, una nutrita schiera di maestranze e tecnici specializzati ed impresari, provenienti da distretti minerari europei (sassoni, francesi, belgi, austriaci, spagnoli) ed italiani (Bergamasco, Bresciano, Toscana, ecc..), i quali trovarono, nel polo industriale Calabrese, di che vivere.
Questi, contribuirono sicuramente alla crescita sociale delle comunità nelle quali finivano per stabilirsi definitivamente, ed apportarono soprattutto, una ventata di innovazione tecnologica nel campo siderurgico e minerario. Tali apporti tecnici consentirono all’industria siderurgica calabrese di essere punto di riferimento per altre industrie presenti del Meridione d’Italia.
E’ del 1742 la prima fabbrica d’armi costruita in Calabria a Pazzano, seguita nel 1746 da quella costruita sul fiume d’Assi. E’ nelle ferrerie dell’Assi ed in quelle “Vecchie di Stilo” che si realizzano, su progetto del Vanvitelli, i tubi per l’acquedotto “Carolino” della Regia di Caserta.
E’ della fabbrica d’armi di Mongiana e delle fonderie di Ferdinandea e Mongiana, tra le più imponenti d’Italia, che l’esercito Borbonico riceveva gran parte del proprio armamento. E’ nella fonderia di Mongiana, dotata tra l’altro dei più grandi altiforni d’Italia, e nelle ferrerie di Cardinale, che si realizzano componenti per la nascente ferrovia e per i primi ponti sospesi in ferro d’Italia. E’ in questo polo industriale che trovavano lavoro circa 2.500 persone, le quali, in seguito alle scelte politiche attuate dal governo unitario, persero il proprio lavoro destinati a diventare “o briganti o emigranti”.


