Bagnara Calabra
Bagnara è una delle cittadine più interessanti dell’intera provincia di Reggio Calabria, sia dal punto di vista turistico che da quello civile. La sua storia è illustre, registrando una significativa attenzione dei Normanni i quali vi eressero la celebre abbazia che ebbe giurisdizione su gran parte della Calabria.
L’abitato sorge sul mare, innalzandosi a gratinata dalla parte bassa, moderna e pulita, verso i quartieri collinari, caratteristici per scale e vicoletti, aggrappati alla roccia, in un pittoresco e solenne gioco di masse e di colori, con il dominio del blu e dell’azzurro del mare e della montagna e del cielo, e del bianco e del rosso delle case. Finite le abitazioni, su verso il monte continuano arditissimi i terrazzi dei contadini i quali vi coltivano la celebre uva “zibibbo”.
Oltre i terrazzi coltivati, la cittadina può contare sull’ingegno commerciale degli abitanti. È molto conosciuta la donna di Bagnara, la “bagnarota”, donna dedita anche al più duro lavoro e molto intraprendente, a cui è dedicata vasta letteratura.
Di un certo interesse è il Castello Emmarita e la zona alta, ricoperta di casupole abbarbicate una sopra l’altra alla montagna e collegate da strettissime viuzze. Vicino al castello è la bottega dell’artigiano del vetro leracitano assortita di bei pezzi lavorati in loco. Vale la pena di visitare le pasticcerie, rinomate per il torrone, e i cantieri ove si fabbricano barche di legno con sistemi antichi.
Una delle attività principali della popolazione è la pesca del pescespada, con barche che prolungano sull’acqua sottili passerelle e levano su altissimi alberi le coffe di vedetta.
Lungo la costa Nord, che scende a picco nel mare da un’altezza media di circa 500 metri, si trova la Grotta delle Rondini, il cui ingresso è stato scelto a dimora da questi uccelli.
Ma il paesaggio di Bagnara è segnato soprattutto dall’alto Viadotto sullo Sfalassà, imponente costruzione in cemento armato e acciaio. Dopo il terremoto del 1908, pochi sono gli edifici antichi rimasti nell’abitato: l’unica chiesa salvatasi dalla distruzione è la Chiesa della Confraternita del Carmine, fondata nel XVII secolo, che custodisce una pregevole icona cinquecentesca.
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