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Serra San Bruno

Senza dubbio Serra San Bruno è uno dei luoghi di maggiore interesse turistico che possa offrire la montagna calabrese. Per vari aspetti il panorama ci richiama alla mente quello della Sila; boschi secolari di faggete e pinete, grandi pascoli. Ma qui c’è qualcosa di più, il senso della storia dell’arte, una profonda traccia lasciata dall’uomo. Già la cittadina offre delle belle chiese ornate da stupendi portali in pietra e di arredi in legno, opera dell’artigianato locale che si tramanda ancora da padre in figlio da almeno sette secoli.

Ma l’obiettivo principale del visitatore è sicuramente la Certosa, che sorge in un bosco alla periferia della cittadina, verso Sud. I luogo è pieno di mistica bellezza: una antica fonte riversa le sue acque, abbondanti e freschissime, proprio davanti l’ingresso del monastero. Solo gli uomini possono essere ammessi alla clausura dei Certosini. San Bruno di Colonia, il grande fondatore, detta sempre a sua ferrea regola di isolamento!

Il complesso monastico si presenta ancora oggi con strutture imponenti; ma non certo con quelle architetture grandiose che aveva avuto prima di essere completamente distrutto dai  movimenti tellurici, in più occasioni. Oggi, accanto ai resti della facciata della Certosa, forse opera del Palladio, è possibile ritrovare una parte dell’ordine inferiore del chiostro di stile gotico.

Ogni lunedì è possibile vedere i frati mentre passeggiano tra i boschi e, presso a portineria si può anche acquistare dell’ottimo formaggio preparato proprio dagli stessi frati. Nella Certosa si sente l’isolamento dal resto del mondo e si rimane colpiti dalla rigida regola vissuta dai frati.

Poche centinaia di metri separano la Certosa dal laghetto di S. Bruno e dal Chiesa di S. Maria del Bosco, che sorgono in un’ampia radura tra faggi e pini. Qui le acque di una sorgente alimentano un laghetto dove una stupenda statua di S. Bruno inginocchiato giace immersa nell’acqua gelida; secondo la tradizione, in quel luogo, erano seppellite le ossa di S. Bruno e, quando furono portate alla luce per essere traslate nella Chiesa dell’Abbazia, lì sgorgò una sorgente, quella, appunto, che oggi alimenta il laghetto.

Per secoli, ed ancora oggi, in queste acque vennero immersi sofferenti in cerca di grazia, specialmente gli  indemoniati che qui venivano esorcizzati.